2019 Come si presenta
Gli immobili di lusso: un mondo parallelo

Il lusso in tutte le sue forme (macchine, abiti, gioielli e altri veicoli) non è mai stato intaccato dalla crisi economica, che ha anzi concentrato nelle mani di pochissimi la ricchezza di milioni di famiglie. Per questo motivo il trend della compravendita degli immobili di lusso, pur essendo diminuito nel corso della crisi, ha seguito un andamento a sé stante. Nel 2016 le transazioni economiche riguardanti immobili di lusso sono cresciute addirittura del +30%, quindi molto di più che per le case cosiddette normali.Quello che è diminuito sensibilmente, di circa il 40%, è il tempo medio di vendita. Se prima della crisi potevano trascorrere anche più di 30 mesi prima di riuscire a vendere un immobile di lusso, adesso la tempistica è drasticamente scesa a poco più di 20 mesi. Questo potrebbe dipendere dal profondo calo dei prezzi anche per i beni di lusso, divenuti accessibili ad una fascia di risparmiatori sempre abbienti, ma comunque molto meno inavvicinabili di un tempo. Coloro che, con il calo dei prezzi, possono permettersi l’acquisto di un bene di lusso che varrà molte volte tanto quando la crisi sarà finita del tutto, dunque, ci tengono a stringere i tempi per formalizzare l’accordo, sfruttando l’onda del calo dei prezzi per mettere le mani su immobili un tempo da sogno fiabesco.

di Loretta Napoleoni
Dieci giorni fa, più di 600 imprese italiane si sono presentate a Chiasso nella speranza di trasferirsi inSvizzera. Il sindaco di questa città, che aveva indetto una sorta di gara per il trasferimento di attività imprenditoriali italiane all’estero, ne ha selezionate 160. A Londra il mercato immobiliare è letteralmente impazzito a causa della domanda proveniente da ricchi e meno ricchi stranieri, in prima fila, naturalmente, ci sono gli italiani. C’è chi compra per i figli, spediti nelle scuole ed università britanniche nella speranza che non tornino più in patria e trovino un lavoro all’estero; c’è chi compra per investire nella speranza di affittare le abitazioni a connazionali ugualmente desiderosi di espatriare a gli inglesi e c’è chi compra perché ha deciso di trasferirsi all’estero. A Berlino succede più o meno la stessa cosa, ma a differenza di Londra la maggior parte degli acquisti immobiliari sono per investire, in parte anche perché la Germania è meno accondiscendente con gli stranieri del governo di Sua Maestà.

La Svizzera, Londra ed alcune città tedesche sono gli unici mercati che attirano capitali e gli unici dove il mercato immobiliare è in crescita, nel resto d’Europa i prezzi delle case scendono. Nella mitica Dordogne francese, colonizzata dagli inglesi all’inizio degli anni 2000, il mercato è fermo da almeno due anni e chi vuole tornare in patria o trasferirsi da qualche altra parte è disposto a vendere in perdita. Anche lungo la Costa Azzurra si possono comprare villette a buon mercato e poi c’è tutta la costa spagnola, le isole greche, le nostre coste, persino in Toscana i prezzi sono in picchiata.

Queste anomalie sono il prodotto del mercato globalizzato. Senza barriere i capitali migrano a piacimento attratti dai guadagni facili. Con i tassi d’interesse praticamente a zero da diversi anni; un mercato delle obbligazioni debolissimo, che non permette di intascare grossi guadagni a meno che non si sia disposti ad investire nei paesi “ad alto rischio” tipo la Grecia; un mercato azionario europeo pericoloso perché poco trasparente e condizionato dalla liquidità pompata dalla Banca centrale europea, l’investimento nel mattone sembra il più competitivo ed il mercato principe è Londra. Questa metropoli è infatti la meta sognata da tutti gli abitanti del villaggio globale, dai russi, che negli ultimi 10 anni ne hanno colonizzato interi quartieri, ai cinesi che acquistano senza battere ciglio case da 15 milioni di sterline a Kensington, fino agli europei in fuga da economie nazionali collassate.

Dall’inizio dell’estate i prezzi delle abitazioni in alcuni quartieri della capitale londinese è salito del 10 per cento, nel resto del Regno Unito invece i prezzi scendono, seguono la stessa traiettoria di quelli europei. Appartamenti, villette e persino garage si vendono in una settimana e spesso attraverso un’asta tra i potenziali compratori. E’ una gigantesca corsa dei topi, e molti parlano italiano.

Stiamo assistendo alla crescita esponenziale di una bolla immobiliare? E’ quello che molti pensano, a gonfiarla sono alcuni fattori anomali in un’economia stabile ma normali in questo sistema globalizzato drogato dagli steroidi monetari.

I soldi stampati dalla Fed e dalla Bce transitano attraverso le banche e finiscono nei mercati dove l’azionario è in crescita: Usa ed Asia, principalmente. Non aiutano le economie in crisi ma gonfiano le quotazioni di alcune imprese, molte di proprietà di ricche famiglie. I profitti vengono convertiti in mattoni londinesi. Poi ci sono le vendite o svendite dell’industria nostrana da parte delle famiglie che un tempo la guidavano, una parte di questi soldi vola a Londra. Questo è il mercato più costoso, dai 10 milioni di sterline in su.

Il mercato intermedio è composto da due sezioni, quella che va dai 3 ai 10 milioni è composta da chilavora in finanza: hedge funds, brokers, avvocati civilisti che lavorano in finanza o con la finanza e così via. Costoro trasformano i lauti guadagni prodotti dalla liquidita regalata dalla Fed e dalla Bce, dalla crisi del 2008 e del 2010 rispettivamente, in abitazioni londinesi. Poi c’è il mercato che va dalle 600 mila sterline ai 3 milioni. In questo troviamo i professionisti che hanno avuto la fortuna di acquistare una casa dieci anni fa e vogliono comprarne una più grande con l’aiuto delle banche o con i risparmi accumulati. Anche questo mercato è legato al settore finanziario.

Infine Cameron ha dato una grossa spinta al mercato più economico, quello che va dalle 75 alle 600 mila sterline, dove si accalcano tutti coloro che non hanno ancora acquistato una casa. Il governo concederà loro mutui con un deposito di appena il 5 per cento a tassi zero per i primi 5 anni. Un’offerta che ha fatto letteralmente esplodere questo segmento del mercato.

Naturalmente chi ci guadagna da questa bolla per ora è proprio il governo che impone ai compratori una tassa del 5 per cento sotto i 2 milioni di sterline e del 7 per cento sopra questa cifra. Chi ci perde sono gli inglesi ed i londinesi che non hanno nessun aiuto da mamma e papà per diventare proprietari. Negli anni Ottanta il costo medio di un’abitazione di 3 camere da letto era di 60 mila sterline oggi è di 300 mila ma gli stipendi medi sono cresciti molto meno e quindi è difficile per chi guadagna meno di 30 mila sterline l’anno acquistare una casa che costa più di 10 volte tanto, la proporzione non regge. Così si finisce per pagare l’affitto a qualche ricco investitore straniero che ha parcheggiato i suoi soldi a Londra.

Sia chiaro fino a quando la bolla esploderà…e non escluderei che qualche politico suggerirà di salvare chi ci è rimasto bruciato con i nostri soldi.

Tassi zero: italiani tornano a investire nel mercato immobiliare
ROMA (WSI) – Gli italiani sempre più innamorati del mattone, l’unica scelta considerata oggi valida per investire. A renderlo noto l’Indagine sul Risparmio e le scelte finanziarie degli italiani, realizzata da Intesa San Paolo e Centro Einaudi.

La mite ripresa, unita alla volatilità dei mercati finanziari ma alla esiguità dei rendimenti, sono alla base della crescente motivazione precauzionale del risparmio (58,3% in aumento di 10 punti). Aumenta un pò (da 8 a 8,5%) il risparmio per la casa, ma si conferma il superamento del risparmio fatto per i figli (17,1%) rispetto a quello accantonato per il mattone.A spingere nuovamente gli italiani verso il mattone sono da una parte i tassi bassi e dall’altra la volatilità, come dimostra u extra sondaggio su 567 piccoli investitori.Innanzitutto le condizioni di tassi di interesse nulli appaiono singolari per ipiccoli risparmiatori. Perché si verificano per la prima volta dal 1959: non c’è quindi memoria né esperienza di questo tipo di mercato. In secondo luogo, la guidance della BCE prevede che il contenimento dei rendimenti durerà fino a quando sarà necessario contrastare la deflazione. In terzo luogo i tassi a zero e minimi riguardano sia i rendimenti degli attivi finanziari (come obbligazione e depositi), sia il costo del capitale dei passivi finanziari ( come gli interessi sui mutui e sui prestiti in generale).Dall’indagine emerge che i piccoli investitori si rivolgono alle case anche perchè “questo è il mercato dei beni di investimento che essi direttamente conoscono meglio e al quale probabilmente sono più interessati”. Guardando ai numeri i potenziali acquirenti di una nuova casa nei prossimi tre anni sono tra l’11 e il 19% del campione n. Il 43% sta considerando l’acquisto di una casa migliore e il 29% invece ha bisogno di una casa più grande.Le case che la deflazione fa tornare al centro dell’ambizione di una quota significativa di piccoli investitori, sono non solo quelle da abitare, ma anche quelle da dare in affitto. Con la discesa a zero degli interessi, il reddito degli affitti torna ad essere competitivo.Mattone italiano amato da stranieri, momento d’oro in queste regioni

NEW 25 Luglio 2016 - Gli stranieri che desiderano comprare un immobile in Italia, la domanda di immobili in arrivo dall’estero è cresciuta del 52,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
La Germania conquista il primo posto della classifica del report dedicata alle nazionalità, ottenendo il 15,16% sul totale delle richieste in arrivo nel primo semestre del 2016.
Seguono gli Stati Uniti (14,27%), stabili al secondo posto come l’anno passato, e la Gran Bretagna (13,67%). La top ten vede poi in lista la Francia (7,19%), il Belgio (6,78%), l’Olanda (5,60%), la Svizzera (4,88%), la Svezia (4,03%), il Canada (2,63%) e il Brasile (1,52%).
Nonostante la momentanea battuta di arresto degli inglesi dovuta all’incertezza della Brexit – nel complesso il bilancio è positivo. Gli inglesi, notoriamente lo zoccolo duro degli investitori immobiliari in Italia, sono in crescita seppur con un tasso meno sostenuto (22,28%) rispetto a quello generale, passando dal primo al terzo posto della classifica relativa alle nazionalità, scambiandosi di posto con i tedeschi. I britannici hanno iniziato da un po’ di tempo a dirigere il loro interesse verso mete italiane alternative con budget meno impegnativi. Con l’avvento della Brexit questo trend si sta consolidando e forse rappresenta anche un’occasione per aree dell’Italia più defilate. Altro discorso invece per i tedeschi che stanno incrementando le richieste a ritmi notevoli (+119,25%).
Nel dettaglio, il prezzo medio delle proprietà richieste si attesta sui 435 mila euro, oltre il 67% riguarda immobili che hanno un valore fino a 250 mila euro e il segmento lusso si ritaglia una fetta consistente del 14,31%.Per quanto riguarda la tipologia, la scelta cade soprattutto su immobili indipendenti più che su appartamenti, e la maggioranza delle richieste è per case abitabili (63,50%). Ben il 27,07% delle istanze è per immobili da ristrutturare, in parte o completamente.

Toscana, Liguria e Puglia si confermano come le regioni preferite, seguite da Lombardia e Umbria che chiudono la top five. Sempre nell’ambito delle performance per regione, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Basilicata e Molise stanno vivendo un momento d’oro rispetto all’anno precedente, con un tasso delle richieste più che raddoppiato.